Guida alle Distribuzioni di Linux

Abbiamo quindi definito cosa sia Linux e abbiamo capito anche che in senso lato con “Linux” denominiamo un sistema operativo di una famiglia di sistemi che hanno tutti in comune di utilizzare lo stesso Kernel, e questa famiglia di sistemi sono le distribuzioni. Quindi quando scegliamo di installare ed usare sul nostro computer Linux abbiamo scelto una distribuzione specifica tra le tante disponibili. Le distribuzioni sono una peculiarita’ di Linux, di fatto nate proprio per il fatto che non esiste un’unico “produttore” che assembla un’unica versione del sistema operativo, Linus Torvalds guida il gruppo di sviluppo del kernel, ma non si e’ mai occupato di quello che viene fatto girare su questo kernel, non si e’ mai occupato dei tools o delle applicazioni, tanto meno dei desktop environments o delle shell, fin dai primi anni di diffusione sono state terze parti, gruppi di hackers volontari o societa’ commerciali, che hanno preso il kernel e gli hanno assemblato intorno il sistema operativo utilizzabile dagli utenti.

E’ proprio grazie alla GPL e altre licenze di tipo Open Source che possono esistere le distribuzioni, queste licenze di fatto concedono a terze parti la liberta’ di confezionare una collezione di software libero e di distribuirla nel formato preferito, online o su CD/DVD, di fatto una distribuzione e’ appunto una collezione di varie applicazioni fornite con un sistema operativo Linux installabile e avviabile (boot) da un computer.
Debian, Red Hat e Slackware sono state le prime distribuzioni nate grazie proprio a questa liberta’, e nel giro di pochi anni su questo modello sono nate altre distribuzioni fino ad oggi che se ne contano qualche centinaio.

Una distribuzione di solito e’ caratterizzata da alcune specifiche scelte dal team che la sviluppa:

1) filosofia esclusivamente legata al software libero e quindi rifiuto totale di componenti proprietari come codecs multimediali, adobe flash, drivers proprietari, etc oppure tolleranza di componenti proprietari come compromesso per avere un sistema piu’ facilmente usabile dall’utente medio. Su Questo punto la free software foundation di Richard Stallman e’ abbastanza intransigente, nel suo sito web viene mantenuta una lista delle distribuzioni fedeli ai dogmi del software libero e che quindi non includono software proprietario, e anche una lista di distribuzioni impure, come si puo’ vedere gran parte delle distribuzioni piu’ diffuse sono considerate quantomeno “ambigue” nelle loro policy troppo tolleranti, altre vengono indicate proprio come da evitare per il fatto di includere software proprietario.

2) predilezione per versioni piu’ stabili dei componenti oppure componenti piu’ aggiornati ma potenzialmente piu’ instabili. La stessa Debian mantiene un ramo stabile con versioni del software piu’ datate e un ramo instabile con versioni recenti. Chiaramente le distribuzioni derivate da Debian Stabile mantengono questa impostazione cosi come quelle derivate da Debian instabile

3) scelta di un Desktop Environment che viene fornito di default. Anche se potenzialmente e’ possibile installare diversi Desktop Environment con la stessa installazione della distribuzione scelta e all’avvio decidere quale Desktop Environment usare, e’ pero’ una pratica sconsigliata e si preferisce usare un solo Desktop Environment.

4) specializzazione spinta per compiti molto definiti o uso generico. 3CX e’ sviluppate per far funzionare centralini telefonici, Ubuntu Desktop e’ un tipico esempio di distribuzione per uso comune e generico.

5) rilascio degli aggiornamenti, ci sono distribuzioni continuamente aggiornate nei componenti in un modo definito “Rolling”, dove non c’e’ un numero di rilascio specifico per la distribuzione, e invece distribuzioni il cui team di sviluppo periodicamente rilascia una versione definita da un numero di rilascio, esempio di una distribuzione Rolling e’ Arc Linux.

5) sistema di gestione dei pacchetti di files binary per l’installazione del software. Il sistema di gestione del software e’ una delle peculiarita’ che distinguono le varie distribuzioni, solitamente in comune con le distribuzioni di una stessa famiglia, per esempio i pacchetti .deb gestito con apt possono essere installati su tutte le distribuzioni derivate da Debian, stessa cosa per i pacchetti rpm installabili sulle distribuzioni della famiglia derivata da fedora/redhat

Gia’ questi 5 semplici principi di fatto danno origine ad una miriade di combinazioni possibili che stanno alla base del gran numero di distribuzioni esistenti, se da una parte questa plurialita’ e’ una realizzazione concreta della liberta’ del software libero, e anche una frammentazione eccessiva dell’offerta di soluzioni che diventa anche una debolezza di Linux per quanto riguarda la sua diffusione in ambito desktop.

Se le licenze usate dal Software Libero consentono a chiunque di realizzare la propria distribuzione, richiedono anche di permettere ad altri di realizzare opere derivate dalla propria e quindi esistono anche distribuzioni derivate.

Dalle distribuzioni nate negli anni 90 ad un certo punto hanno iniziato ad originarsi distribuzioni derivate con l’intento di prendere quello che c’era di buono e andare a migliorare il migliorabile.

Cosi’ e’ nata per esempio Ubuntu come derivata di Debian, o per esempio Knoppix sempre dalla stessa Debian. Ubuntu viene realizzata partendo da Debian dalla societa’ Canonical per offire una versione di Linux facile da installare e da usare, con un modello di business basato sui servizi di supporto.

Interessante il caso di Red Hat che nel 2003 adotta un modello di business diverso da quello iniziale, basato sui servizi, e inizia ad offrire una distribuzione commerciale, Red Hat Enterprise Linux, creando il progetto Fedora, sviluppato dalla comunita’ che serve come base per derivare la loro distribuzione commerciale. Dovendo secondo la licenza GPL rilasciare i sorgenti per ogni versione della sua distribuzione RHEL altre organizzazioni hanno pensato di attingere a questa fonte e compilare i sorgenti, in genere rimuovendo i trademarks Red Hat, creando quindi delle distribuzioni del tutto compatibili e equivalenti, CentOs e Scientific Linux (realizzata dal FermiLab)

In alcuni casi la stessa distribuzione propone piu’ versioni basate sulle stesse scelte di base ma che poi si distinguono per il desktop environment proposto, come per esempio Linux Mint che e’ derivata da Ubuntu ed e’ proposta in tre versioni, Cinnamon, Mate e XFCE ma a parte il desktop environment sono tutte e tre equivalenti per quanto riguarda gli altri componenti.

Linux Mint propone anche una versione che non e’ derivata da Ubuntu ma e’ derivata direttamente da Debian, LMDE (Linux Mint Debian Edition) e’ proposta solo con DE Cinnamon ma appunto e’ diversa da Linux Mint Cinnamon pur avendo lo stesso DE si differenzia per gli altri componenti.

Una distribuzione puo’ fornire versioni diverse basate sul grado di stabiita’ dei componenti scelti, come nel caso di Debian.

Tutta questa varieta’ sicuramente crea una gran confusione a chi si affaccia per la prima volta sul mondo del Software Libero. Chi volesse appunto installare “Linux” si troverebbe di fronte al dilemma di quale installazione scegliere e di solito questo problema si pone in un momento in cui si sa veramente ancora troppo poco per decidere consapevolmente.

Il mio consiglio e’ di partire con una distribuzione tra le maggiormente diffuse, tra le piu’ facili da installare e con un desktop semplice, spesso scegliere una distribuzione Ubuntu derivata e’ la scelta migliore per il principiante, e per l’uso desktop Linux Mint e’ una delle migliori. Poi una volta presa familiarita’ e possibile usare Virtual Box per provare altre distribuzioni e verificare che la scelta fatta sia quella giusta o poi decidere di passare ad un’altra distribuzione.

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